Giuseppe Sitzia

Dinamiche Neuro-Esistenziali

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Un lavoro qualitativo - osservazionale sul

comportamento quotidiano durato 20 anni.

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 FUNZIONI CEREBRALI COMPLESSE

Dr Giuseppe Sitzia -  Medico esperto in Medicina Biologica e del Benessere personale


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Le Dinamiche  che caratterizzano il nostro modo di essere

Le funzioni cerebrali complesse sono costrutti che rivestono un ruolo molto importante nelle D.N.E. in quanto permettono di inquadrare, e perciò capire meglio, come agiamo e perché agiamo in un certo modo.

Per capire meglio osserviamo la realtà. Un bambino gioca a palla, l’afferra con le mani e poi la lancia via. Poco dopo raccoglie un giocattolo da terra, poi prende un fazzolettino dalla tasca e, più tardi, cerca un libro nel suo zainetto, lo prende e si dirige verso una panchina. Cosa accomuna queste azioni?

 

In apparenza sono eventi slegati e indipendenti: una sequenza di azioni che nulla hanno a che fare l’una con l’altra. In una tale ottica, la realtà appare senza elementi di continuità e difficile da inquadrare. Se avessimo sempre pensato in questo modo non avremmo la geometria. In natura un quadrato o un cerchio perfetto non esistono. Lo stesso dicasi del costrutto di funzione. Un “costrutto” per sua definizione è un'entità teorica non direttamente osservabile ma dedotta da indicatori e comportamenti.

 

Ragionando in questo modo, cosa possiamo dire della sequenza di azione del bambino? Che in tutte le situazioni descritte, per quanto diverse tra loro, il bambino ha utilizzato una funzione in comune: quella prensile. Questa non è altro che una proprietà o capacità del suo organismo che, sebbene in modi diversi (palla, libro, giocattolo, fazzoletto) presenta un’unica direzione: la capacità di prendere, afferrare e trattenere qualcosa. Questa noi la chiamiamo “funzione prensile”. 

 

Siamo sicuri che in relazione ad alcune attività gestite dal cervello non sia possibile identificare un processo simile? E cioè che dietro comportamenti e azioni apparentemente differenti non ci sia una direzione, una particolare funzione?

 

Per rispondere a questa domanda ci sono voluti circa 20 anni di osservazione. 

“Secondo la costruzione delle D.N.E., il nostro modo di leggere il mondo si schiarisce se poniamo attenzione su quattro specifiche funzioni cerebrali complesse che gestiscono ruoli essenziali per la sopravvivenza dell’individuo e per il suo stesso sviluppo e, senza le quali, la vita stessa, così come la conosciamo, ne verrebbe compromessa.

Mentre un signore è in coda una persona in modo deciso e gli passa davanti sostenendo, con toni accesi, che era lì da un pezzo. I due iniziano una discussione per stabilire a chi appartiene quel posto nella coda. Nello stesso momento un'altra persona sta scegliendo un orologio. Cerca qualcosa che lo rappresenti, che dica a tutti chi  è lui. In un ufficio intanto un direttore sta dicendo a tutti che le cose devono essere fatte come desidera e non altrimenti. E all’angolo della via un bambino spaventato piange in attesa dell’abbraccio materno.

 

Cosa hanno in comune queste situazioni?

 

Nulla in apparenza. L’attivazione di una specifica funzione (esattamente la funzione-1) secondo le D.N.E.

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Ma una volta capito il meccanismo, la loro osservazione è alla portata di tutti.

 

Nel determinare la strategia di risposta agli stimoli quotidiani sono state identificate quattro funzioni cerebrali:

  • La Funzione Identitaria (Fz1) deputata alla affermazione e difesa del sé
  • La Funzione Relazionale (Fz2) deputata a intraprendere e consolidare relazioni con l’alter
  • La Funzione Analitica-Cognitiva (Fz3) orientata a risolvere i problemi che la vita quotidiana pone
  • La Funzione Permissiva-Esplorativa (Fz4)  con il compito di favorire l’esperienza e ricercare qualità e gratificazione da ciò che facciamo.

 

L’attivazione di una certa funzione piuttosto che un’altra mette in moto una serie di dinamiche che rispondono alla domanda: “cos’è questo stimolo per me?”

“Se un insetto vola lontano da me, la mia mente lo registra ma non si attiva più di tanto: è troppo lontano per essere pericoloso: non serve, quindi, nessuna azione. Se però l’insetto si avvicina entrando nel mio “spazio personale”, cioè in un punto che il mio cervello giudica pericolosamente vicino, ecco che tutto cambia. Scatta il sistema di allarme e a quel punto, metto in campo le contromisure che ritengo più adatte ( da "Vivere al Meglio - M. Sitzia)

 

Ogni giorno costruiamo il nostro modo di stare al mondo, proprio a partire da come “decodifichiamo” quello che ci accade. E questo ci rende unici e speciali”.

 

Una volta che l’input percepito è stato interpretato secondo la domanda: che cos’è per me? occorre produrre una risposta. Ciò significa scegliere la funzione più adatta all’input.

Se una persona si rivolge a noi con toni sgarbati e si presenta minacciosa, la risposta sarà ben diversa rispetto a quella elaborata quando siamo di fronte a una persona dai toni gentili e dal modo di fare affabile. Nel primo caso interverrà la funzione-1 identitaria, mentre nel secondo caso interverrà la funzione-2 più consona a una qualche forma di relazione, condivisione, partecipazione.

 

La funzione-1 identitaria è essenzialmente caratterizzata da quelle dinamiche che caratterizzano la spinta al possesso di beni e al successo materiale e sociale. Le persone che preferiscono utilizzare questa funzione hanno la loro area di comfort in tutto ciò che compiace questo loro bisogno. La loro molla propulsiva è infatti ottenere qualcosa che affermi e valorizzi il sé,  il suo essere al mondo e in questo colgono il senso della loro vita. Questa funzione può anche presentarsi sotto forma di azioni intese a salvaguardare o proteggere.

 

La funzione-2 detta Relativa o Relazionale è deputata a stabilire un qualche rapporto tra il sé e l’alter. Per far ciò mette in atto varie forme di legami nei confronti dei propri oggetti-psch e non importa se parliamo di una fotografia o di un animale o di una persona. In questi individui è “l’alter” a dare senso al sé e per lui si vive. È con l’alter che egli instaura un rapporto e questo è il suo obiettivo principale.

Favorita spesso da una serie di delusioni, la funzione-2 può cambiare passo e diventare protettiva. In questa modalità le persone sentono il bisogno di riordinare la propria vita, il bisogno di riflessione e la progressiva esigenza di allontanarsi da chi o cosa causa turbamento o non soddisfa più le condizioni per continuare quella relazione.

 

La funzione-3 ha la sua mission nel management e nel problem solving. Quando questa funzione è attiva, l'attenzione si concentra su ciò che deve essere fatto e sul modo migliore per farlo. Essa spinge a progettare, organizzare, predisporre, analizzare e sistematizzare. Si provano soluzioni, si cercano alternative, si individuano gli aspetti da non trascurare. Al contempo si raccolgono informazioni, si discute, si valutano vantaggi e criticità, prestando attenzione alla riuscita del progetto. Durante l'organizzazione di una vacanza, ad esempio, questa funzione si esprime attraverso domande come: quale luogo scegliere? Come arrivare? Dove alloggiare? Cosa portare? Quali attività programmare? La funzione-3 trova la sua espressione naturale nella ricerca di ordine, efficacia e soluzioni pratiche ai problemi che la realtà propone.

 

La funzione-4 ha la sua molla propulsiva nel bisogno di fare nuove esperienze (esperire) avendo nell’atteggiamento permissivo la modalità espressiva prevalente. Questo è ben visibile sia durante i processi evolutivi del bambino sia nell’adulto, quando le nuove mete sono viste come sviluppi positivi per sé, per la propria famiglia, per il proprio gruppo. Si tratta di mete pratiche (la spinta all’esplorazione in senso lato, al cambiamento, ad emigrare alla ricerca di nuove condizioni, di un nuovo lavoro, di un nuovo luogo, di un nuovo rapporto personale, di nuovi affetti, di nuovi rapporti sociali, di nuove esperienze (ordinarie e straordinarie). Ma non manca l’esplorazione  teorica: costruire qualcosa di nuovo, inseguire un’arte nuova, una qualche perfezione, protendere verso contenuti ideologici, lasciarsi guidare dai sogni e così via. La permissività si accompagna a entusiasmo e buonumore che, se affiancati da una buona Fz1, ci restituiscono una persona piena di coraggio e di iniziativa.

 

Gli eccessi della funzione: i biotipi e l'errore più comune.

 

Sebbene la descrizione delle funzioni cerebrali complesse sembri presentare delle nuove tipologie - nel senso junghiano del termine -  questo non è corretto in quanto le funzioni non sono condizioni predefinite o limitanti l’individuo. La funzione prensile non ci condiziona a meno che non ci ostiniamo a usarla sempre e comunque, anche quando non serve o non è efficiente.

 

L’osservazione della vita reale mette in evidenza che le persone tendono in certi contesti (come ad esempio nel lavoro) a preferire un certo modo di essere, una certa funzione piuttosto che un’altra. Ciò avviene più facilmente se l’uso ha consolidato un certo successo alla funzione. In quel caso l’individuo più o meno consapevolmente tende a usare la stessa funzione come fattore di sicurezza. Il rischio è di comportarsi come un “biotipo” cioè una persona che ha perso la capacità adattiva e si affida al modo di essere che ha dato i migliori successi alla sua vita. Purtroppo non sempre la funzione privilegiata (detta “dominante” perché predomina sulle altre) è la più adatta a quel contesto. E da lì nascono stress, errori, problemi, e tutta una serie di fattori potenzialmente negativi per la persona e l’ambiente a lui attorno.

 

Queste tipologie di persone (biotipi) utilizzano una specifica capacità (di affermazione, di relazione, di problem solving o permissiva) e alcune specifiche dinamiche, in modo dominante precludendosi altre opportunità e disegnando in modo netto il loro temperamento. In questi casi la funzione dominante soffoca le altre.

 

Avere una funzione dominante eccessivamente sviluppata è quindi un ostacolo alla realizzazione del nostro benessere e un errore evitabile e correggibile. Le funzioni cerebrali complesse devono essere viste come possibilità dell’individuo e non come rigidi modelli dentro i quali siamo rinchiusi. Se ciò avviene è soltanto a causa nostra, del nostro modo di pensare (cultura dominante) e del nostro modo di educare.

 

Le funzioni sono quindi il nostro tallone di Achille ed è bene prenderne coscienza.

 

 

 

Per una esposizione più dettagliata vedi il materiale consigliato.